Story:
Partendo da Buonconvento alla scoperta di località ricche di arte e storia e piccole borghi fermi nel tempo, attraversando strade bianche, colline argillose e inconfondibili calanchi.
Partendo da Buonconvento alla scoperta di località ricche di arte e storia e piccole borghi fermi nel tempo, attraversando strade bianche, colline argillose e inconfondibili calanchi.
Tips:
Buonconvento, annoverato nel club dei “Borghi più Belli d’Italia”, fu per secoli luogo di sosta e di ristoro per pellegrini e viandanti che percorrevano la Via Francigena: questa tradizione di ospitalità rivive oggi fra i vicoli e le corti
della cittadina che, chiusa all’interno di una cinta muraria perfettamente conservata, si offre come cornice ideale per una piacevole tappa culinaria a base di prodotti locali. L’itinerario ha inizio nel grande parcheggio gratuito di Piazzale Garibaldi, di fronte al Museo della Mezzadria Senese (internet point e Ufficio Informazioni). Il museo, ospitato in un antico granaio addossato alle mura del borgo, aiuta a comprendere come si svolgeva la vita e come era organizzato il lavoro dei contadini all’interno dei poderi e delle fattorie che ora, elegantemente ristrutturati, accolgono turisti da tutto il mondo. Lungo Via Soccini, il corso principale che attraversa da nord a sud l’intero paese collegando Porta Senese con Porta Romana (distrutta nel ‘44) si affacciano la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo e i palazzi del potere e delle famiglie nobiliari tra cui il Palazzo del Podestà, con i suoi numerosi stemmi e la torre con l’orologio, e Palazzo Ricci, sede del Museo d’Arte Sacra della val d’Arbia. Dal Piazzale Garibaldi ci dirigeremo, quindi, in direzione Pieve a Salti: prima che la strada da asfaltata si trasformi in sterrata, a meno di un km da Buonconvento, una piccola deviazione ci condurrà a Percenna. Del castello che vi sorgeva nulla è rimasto, se non la piccola Chiesa di San Lorenzo modificata agli inizi del 1800. Ritornando sulla strada principale, per circa una decina di Km, ci troveremo immersi tra le colline delle crete senesi, tra la val d’Asso e la val d’Ombrone: un paesaggio essenziale e rilassante, dove l’occhio si perde tra antichi poderi e pascoli, campi coltivati e boschi. Imperdibile una sosta al famoso Leccio di Pieve a Salti che spicca maestoso dall'alto di una collinetta coltivata a grano. La strada di Pieve a Salti confluisce poi nell’arteria principale che condurrà a San Giovanni d’Asso: prima di raggiungere il Castello di San Giovanni, borgo noto soprattutto per la produzione del pregiatissimo tartufo bianco, proseguiremo in direzione Monterongriffoli una località assai particolare ed isolata, fuori dai soliti circuiti, che si erge su una collina tufacea e cui si giunge attraverso una carrareccia costeggiata da cipressi ed alberi. Un’unica via attraversa l’abitato, su cui si affacciano case dalla facciate multicolori in parte abbandonate, mentre la villa e fattoria padronale, nella parte più a ovest, sono attualmente in ristrutturazione. Questo luogo, di cui restano poche tracce della sua origine medievale, è reso unico anche dalla presenza di una fonte e un lavatoio alimentati da un bottino sotterraneo di 200 metri, risalente al 1300. Prima di tornare sulla strada principale vale una breve sosta anche Castelletto Accarigi che, seppure non accessibile in quanto proprietà privata, è possibile ammirare nelle sue forme in parte medievali ed in parte più moderne da lontano, nascosto e protetto da imponenti cipressi. Ancora una deviazione, sulla sinistra della strada principale asfaltata, ci porterà a percorrere una sterrata molto panoramica che oltrepassa Ferrano e la sua villa fino a giungere alla Chiesa di San Marcellino, luogo ideale per una sosta e per un picnic. L’itinerario prosegue e dopo poco più di 2 Km giungiamo San Giovanni d’Asso, il cui castello in pietra calcarea e mattone si staglia grandioso quasi a dominare tutto il territorio della val d’Asso: al suo interno (aperto ai visitatori) oltre al Comune, si trova il Museo del Tartufo, il primo museo italiano dedicato a questo preziosissimo tubero. Da non perdere, a pochi passi dal castello, la Chiesa di San Pietro in Villore dalla inconfondibile facciata bicroma in cotto e pietra e la chiesa principale del borgo ovvero la Pieve di San Giovanni Battista, in cui da trecento anni si tiene nel periodo pasquale la cosiddetta festa popolare dello “Scricchio”. Con una breve passeggiata, uscendo dal centro, potrete rilassarvi e godere di un luogo incantevole: il Bosco della Ragnaia, realizzato dall’artista americano Sheppard Craige. Non un semplice bosco, ma un parco ricco di suggestioni e curiosità, dove artificio e natura sono sapientemente fuse. Lasciato San Giovanni percorrendo la Strada del Pecorile in direzione Chiusure, dopo un primo tratto ombreggiato e costeggiato da alberi, ci troveremo a godere del tipico paesaggio di queste zone, tra colline e campi coltivati. Il villaggio di Chiusure si erge su dirupi che scendono a precipizio, tra voragini e spettacolari calanchi. Centro dell’abitato è la piazzetta del Pozzo da cui si diramano vari vicoli, tra cui quello che, con una ripida salita, porta al Castello Tolomei, antica testimonianza delle origini medievali del borgo e oggi sede di una casa di riposo. Qui una grande terrazza offre la più straordinaria delle viste possibili sull’Abbazia di Monte Oliveto e l’impareggiabile paesaggio circostante. Prima di percorrere la SP451 in direzione Buonconvento e terminare così l’itinerario tra tornanti e saliscendi, l’ultima tappa assolutamente da non perdere è la visita all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore: immersa in un fitto bosco a ridosso del cosiddetto “Deserto di Accona”, tra valli e dirupi erosi dai secoli, l’Abbazia benedettina si staglia su tutto il paesaggio circostante. Fondata nel 1313 da Bernardo Tolomei, costituisce un complesso di altissimo valore storico, artistico ed ambientale, sia per l’insieme di edifici in laterizio che la costituiscono (in parte medievali, in parte rimaneggiati in età rinascimentale e barocca), sia per le innumerevoli opere d’arte che vi si conservano. Un’oasi di preghiera, pace e cultura: da non perdere la Chiesa, il Chiostro di Mezzo, la Biblioteca ma soprattutto il Chiostro Grande decorato dagli splendidi affreschi di Luca Signorelli e del Sodoma. Ritornando nuovamente sulla strada principale, oltrepassata la Chiesa delle suore benedettine olivetane di San Nazario in pochi Km l’itinerario si ricongiunge al nostro punto di partenza, Buonconvento.
Buonconvento, annoverato nel club dei “Borghi più Belli d’Italia”, fu per secoli luogo di sosta e di ristoro per pellegrini e viandanti che percorrevano la Via Francigena: questa tradizione di ospitalità rivive oggi fra i vicoli e le corti
della cittadina che, chiusa all’interno di una cinta muraria perfettamente conservata, si offre come cornice ideale per una piacevole tappa culinaria a base di prodotti locali. L’itinerario ha inizio nel grande parcheggio gratuito di Piazzale Garibaldi, di fronte al Museo della Mezzadria Senese (internet point e Ufficio Informazioni). Il museo, ospitato in un antico granaio addossato alle mura del borgo, aiuta a comprendere come si svolgeva la vita e come era organizzato il lavoro dei contadini all’interno dei poderi e delle fattorie che ora, elegantemente ristrutturati, accolgono turisti da tutto il mondo. Lungo Via Soccini, il corso principale che attraversa da nord a sud l’intero paese collegando Porta Senese con Porta Romana (distrutta nel ‘44) si affacciano la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo e i palazzi del potere e delle famiglie nobiliari tra cui il Palazzo del Podestà, con i suoi numerosi stemmi e la torre con l’orologio, e Palazzo Ricci, sede del Museo d’Arte Sacra della val d’Arbia. Dal Piazzale Garibaldi ci dirigeremo, quindi, in direzione Pieve a Salti: prima che la strada da asfaltata si trasformi in sterrata, a meno di un km da Buonconvento, una piccola deviazione ci condurrà a Percenna. Del castello che vi sorgeva nulla è rimasto, se non la piccola Chiesa di San Lorenzo modificata agli inizi del 1800. Ritornando sulla strada principale, per circa una decina di Km, ci troveremo immersi tra le colline delle crete senesi, tra la val d’Asso e la val d’Ombrone: un paesaggio essenziale e rilassante, dove l’occhio si perde tra antichi poderi e pascoli, campi coltivati e boschi. Imperdibile una sosta al famoso Leccio di Pieve a Salti che spicca maestoso dall'alto di una collinetta coltivata a grano. La strada di Pieve a Salti confluisce poi nell’arteria principale che condurrà a San Giovanni d’Asso: prima di raggiungere il Castello di San Giovanni, borgo noto soprattutto per la produzione del pregiatissimo tartufo bianco, proseguiremo in direzione Monterongriffoli una località assai particolare ed isolata, fuori dai soliti circuiti, che si erge su una collina tufacea e cui si giunge attraverso una carrareccia costeggiata da cipressi ed alberi. Un’unica via attraversa l’abitato, su cui si affacciano case dalla facciate multicolori in parte abbandonate, mentre la villa e fattoria padronale, nella parte più a ovest, sono attualmente in ristrutturazione. Questo luogo, di cui restano poche tracce della sua origine medievale, è reso unico anche dalla presenza di una fonte e un lavatoio alimentati da un bottino sotterraneo di 200 metri, risalente al 1300. Prima di tornare sulla strada principale vale una breve sosta anche Castelletto Accarigi che, seppure non accessibile in quanto proprietà privata, è possibile ammirare nelle sue forme in parte medievali ed in parte più moderne da lontano, nascosto e protetto da imponenti cipressi. Ancora una deviazione, sulla sinistra della strada principale asfaltata, ci porterà a percorrere una sterrata molto panoramica che oltrepassa Ferrano e la sua villa fino a giungere alla Chiesa di San Marcellino, luogo ideale per una sosta e per un picnic. L’itinerario prosegue e dopo poco più di 2 Km giungiamo San Giovanni d’Asso, il cui castello in pietra calcarea e mattone si staglia grandioso quasi a dominare tutto il territorio della val d’Asso: al suo interno (aperto ai visitatori) oltre al Comune, si trova il Museo del Tartufo, il primo museo italiano dedicato a questo preziosissimo tubero. Da non perdere, a pochi passi dal castello, la Chiesa di San Pietro in Villore dalla inconfondibile facciata bicroma in cotto e pietra e la chiesa principale del borgo ovvero la Pieve di San Giovanni Battista, in cui da trecento anni si tiene nel periodo pasquale la cosiddetta festa popolare dello “Scricchio”. Con una breve passeggiata, uscendo dal centro, potrete rilassarvi e godere di un luogo incantevole: il Bosco della Ragnaia, realizzato dall’artista americano Sheppard Craige. Non un semplice bosco, ma un parco ricco di suggestioni e curiosità, dove artificio e natura sono sapientemente fuse. Lasciato San Giovanni percorrendo la Strada del Pecorile in direzione Chiusure, dopo un primo tratto ombreggiato e costeggiato da alberi, ci troveremo a godere del tipico paesaggio di queste zone, tra colline e campi coltivati. Il villaggio di Chiusure si erge su dirupi che scendono a precipizio, tra voragini e spettacolari calanchi. Centro dell’abitato è la piazzetta del Pozzo da cui si diramano vari vicoli, tra cui quello che, con una ripida salita, porta al Castello Tolomei, antica testimonianza delle origini medievali del borgo e oggi sede di una casa di riposo. Qui una grande terrazza offre la più straordinaria delle viste possibili sull’Abbazia di Monte Oliveto e l’impareggiabile paesaggio circostante. Prima di percorrere la SP451 in direzione Buonconvento e terminare così l’itinerario tra tornanti e saliscendi, l’ultima tappa assolutamente da non perdere è la visita all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore: immersa in un fitto bosco a ridosso del cosiddetto “Deserto di Accona”, tra valli e dirupi erosi dai secoli, l’Abbazia benedettina si staglia su tutto il paesaggio circostante. Fondata nel 1313 da Bernardo Tolomei, costituisce un complesso di altissimo valore storico, artistico ed ambientale, sia per l’insieme di edifici in laterizio che la costituiscono (in parte medievali, in parte rimaneggiati in età rinascimentale e barocca), sia per le innumerevoli opere d’arte che vi si conservano. Un’oasi di preghiera, pace e cultura: da non perdere la Chiesa, il Chiostro di Mezzo, la Biblioteca ma soprattutto il Chiostro Grande decorato dagli splendidi affreschi di Luca Signorelli e del Sodoma. Ritornando nuovamente sulla strada principale, oltrepassata la Chiesa delle suore benedettine olivetane di San Nazario in pochi Km l’itinerario si ricongiunge al nostro punto di partenza, Buonconvento.
Tags:
artecibo, Crete, elicona, toscana, tuscany, siena, sienna, buonconvento, Murlo, Lucignano dArbia
artecibo, Crete, elicona, toscana, tuscany, siena, sienna, buonconvento, Murlo, Lucignano dArbia
Comments (1)

